Accesso in sicurezza alle siviere mediante scale

29-03-2013
Accesso in sicurezza alle siviere mediante scale

Ricordiamo brevemente che la ricostruzione dei rivestimenti refrattari d’usura e di sicurezza (in mattoni) delle siviere è una tipica lavorazione nell’ambito siderurgico la quale presenta forti similitudini con la ricostruzione di murature nell’ambito dell’edilizia.
La siviera è un recipiente atto a contenere metallo fuso con tipica forma cilindrica (o tutt’al più tronco-conica) che, a seconda degli impianti produttivi, presenta dimensioni variabili, che possono raggiungere i 4,00 metri in altezza e i 2,50 metri di diametro. Essa è internamente rivestita con materiale refrattario a protezione della carpenteria, che si consuma per il contatto con il bagno di acciaio fuso, e che quindi necessita di periodica sostituzione/manutenzione. Per consentire al personale di raggiungere il fondo delle siviere è, dunque, necessario prevedere l’impiego di scale semplici portatili.
Le caratteristiche dimensionali sopraindicate, oltre ad influire sulle procedure lavorative che devono essere osservate nelle fasi di ricostruzione dei rivestimenti refrattari, comportano la necessità di organizzare l’ambiente di lavoro in modo da eliminare, o quanto meno ridurre, i rischi di natura igienico-ambientale ove si manifesta il rischio di caduta dall'alto sia nell'atto di raggiungere il punto di accesso alle siviere sia in quella di discesa mediante scale all’interno dello stesso.
Negli stabilimenti siderurgici tali aree di lavoro sono generalmente organizzate in due distinte configurazioni che, per rendere bene l’idea, possiamo definire “fuori-terra” e “in buca”. Per fuori terra si intendono strutture, componibili o mobili, che circondano il manufatto – realizzando una sorta di “opera provvisionale” – in modo da creare una zona di accesso sicuro per i lavoratori in corrispondenza della parte superiore della siviera in manutenzione. Per configurazione “in buca” più diffusa rispetto alla precedente, invece, s'intende la realizzazione di buche a terra all’interno delle quali possono essere calate le siviere, in modo che l’accesso all’interno delle stesse possa avvenire da una quota variabile tra 0,5 e 1,0 metro rispetto la pavimentazione di reparto. In entrambe le configurazioni sopra descritte è presente il problema dell’accesso in sicurezza dell’operatore alla scala necessaria per scendere all’interno della singola siviera.
L’uso delle scale è disciplinato dal Titolo III Capo I “Uso delle attrezzature di lavoro” e dal Titolo IV “Cantieri temporanei e mobili” del D.Lgs. 81/08 (e s.m.i.), che integrano quanto previsto al punto 1.7 dell’Allegato IV richiamato dal Titolo II del sopramenzionato Decreto; in Regione Lombardia, inoltre, con Decreto Regionale n. 7738 del 17 agosto 2011 è stata approvata la Linea guida per l’utilizzo delle scale portatili nei cantieri temporanei e mobili redatta ad opera del Laboratorio Regionale di apprendimento “Costruzioni” – Gruppo di Lavoro “Lavori in quota”. E’ evidente che utilizzare una scala semplicemente appoggiata alla parete del manufatto per potervi accedere all’interno (si rammenta che possono essere raggiunti dislivelli di oltre 4,00 metri in altezza) in primis non rispetta i contenuti delle lettere c) ed f) del comma 6 dell’art. 113 del D.Lgs. 81/08 (e s.m.i.). Tale modalità d’impiego della scala, infatti, non tiene conto del rischio di scivolamento della stessa a causa delle disconnessioni presenti sul piano d’appoggio costituito dal fondo in mattoni della siviera. Inoltre, all’interno di uno stesso stabilimento non è detto che tutte le siviere presentino dimensioni uguali e pertanto risulta estremamente difficoltoso il fissaggio “sicuro” dei montanti sporgenti alla carpenteria dei manufatti, ovvero l’adozione di dispositivi universali tali da garantire una presa sicura.
Una valida soluzione per risolvere il problema del fissaggio della scala ad una struttura consiste nell’impiego di pianerottoli o ballatoi dotati di sistemi di aggancio sicuri e atti ad evitare spostamenti e qualsiasi movimento di oscillazione della scala stessa. Nell’ambito degli ambienti di lavoro ivi analizzati, a mio avviso, si può fare riferimento alla norma tecnica UNI EN ISO 14122-3:2010 che può essere impiegata per la progettazione di tali strutture. Essa riporta, infatti, i requisiti per l'accesso sicuro ai macchinari (fissi e mobili) indicati nella norma UNI EN ISO 12100-2 e, in particolare, per quelli in cui sono necessari mezzi fissi di accesso; tale norma, inoltre, trova applicazione anche per le scale, le scale a castello e i parapetti di quella parte dell'edificio in cui è installata la macchina, a condizione che la funzione principale di essa sia di fornire i mezzi di accesso alla macchina stessa. Dunque tale regola tecnica può essere applicata anche per la progettazione di scale, scale a castello e parapetti non permanenti, che possono essere rimossi per consentire le operazioni di posizionamento della siviera nelle postazioni di lavoro.
Quanto sopra descritto è ovviamente valido anche per il rifacimento refrattario di altre parti mobili degli impianti di produzione dell’acciaio come i tini dei convertitori AOD che hanno forma tronco-conica con dimensioni che possono oltrepassare i 5,00 metri in altezza e i 6,50 metri di diametro (intendendo quello maggiore nella parte sommitale del tino).
 

 
 

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